Oltrepò. Terra di Pinot Nero. Un vitigno, due eccellenze.

Il 27 settembre scorso, ho vissuto un’occasione di approfondimento unica. Una giornata cruciale organizzata impeccabilmente, voluta dai produttori e dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese dedicata a professionisti, appassionati esperti e conunicatori del mondo del vino,  un’esperienza per me essenziale per conoscere meglio questo territorio dal potenziale rilevante che merita molta più attenzione di quella che spesso riceve. Abbiamo approfondito la sua storia attraverso le tappe del suo passato, le tradizioni, le intuizioni, scoperto tutti i lati del suo carattete attraverso i suoi uomini, le sue donne e i suoi vini, attraverso i progetti e i traguardi da superare per far grande l’Oltrepò. Gli strumenti perfetti per il nostro viaggio c’erano tutti : i banchi di assaggio delle venti cantine presenti, una conferenza stampa che ha fatto da prefazione perfetta alle due splendide degustazioni sulle due anime del Pinot Nero, condotte rispettivamente da Alessandra Piubello e da Filippo Bartolotta (che meritano entrambe un racconto esclusivo ).

Il Pinot nero è indiscutibilmente una delle varietà con una maggiore ampiezza di espressione, capace di raggiungere in certe declinazioni uno spettro sensoriale talmente ampio da essere sovente indimenticabile per chi lo assaggia, capace di tirar fuori un’anima nobile dalle sfaccettature profondamente affascinanti, sfoderando le migliori armi di seduzione con lo scorrere del tempo, sia che siano interpretazioni in rosso o metodo classico. Grintoso e vivido in gioventù, si offre con una vivacità luminosa, così eclettico da sembrare a seconda della mano da cui proviene, di tutt’altra stoffa. Altrettanto vaste sono le interazioni esterne che creano con il varietale i presupposti per creare vini spesso identitari e al contempo caleidoscopici, ampliando infinitamente le percezioni sensoriali nel bicchiere.

Di una parte di queste differenze sono responsabili i cloni che si distinguono sostanzialmente tra loro se pensati per la vinificazione in rosso o per la tipologia spumante. Alcuni caratteri morfologici li rendono inconfondibili a prima vista: grappoli più piccoli e compatti per il primo, più grandi per il secondo ( sono oltre cento attualmente i cloni di Pinot nero ma solo quattro quelli maggiormente utilizzati). Le vallate dell’Oltrepò hanno macro caratteristiche e complessità cosi differenti tra loro ( esposizione, quota, composizione del suolo, interazioni) da rendere la realtà vinicola locale meravigliosamente eterogenea e variegata.

Uno dei concetti più importanti resta comunque quello della quota, basta fare un salto in Oltrepò, calpestare le vigne, per rendersi conto che qui talvolta la viticoltura è eroica, se poi ci mettiamo la variabile del suolo e dell’uomo si evidenzia il fatto che ogni azienda è testimone di un sito ben preciso dove gli elementi danno vita a qualche cosa di unico.

La prima bottiglia di Metodo Classico in Italia nasce proprio qui, quattro anni dopo l’Italia stessa, risale infatti al lontano 1865 e viene prodotta dal Conte Vistarino che poi la commercializzerà con Gancia con il nome di Champagne italiano. Il 1907 rappresenta un’altra data importante nasce infatti la SVIC Società Viticola Italiana Casteggio con lo scopo di portare in tutto il mondo il loro vino e in parte ci riescono, molte foto storiche infatti testimoniano che proprio sotto la statua della libertà c’era un grosso cartellone pubblicitario che recitava ” Gran Spumante Svic”

In Oltrepò oggi la viticoltura del pinot nero punta di nuovo a quell’obiettivo con le nuove consapevolezze e la grande qualità di cui è capace e di cui hanno dato prova eccezionale soprattutto negli ultimi anni (e in questa giornata), cercando di abbattere i preconcetti e le opinione generalizzate e soprattutto non acquisite con un’esperienza diretta di ciò che questo territorio è capace di  offrire. Grazie e in bocca al lupo ragazzi!

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