Chianti 1996-2013 Val delle Corti. Il sapore del tempo

 

imm2_nimm1_nRacconto della terra e dei protagonisti: il Chianti Classico di Roberto Bianchi.

Il luogo e la mineralità si colgono così, immediate. Un est pieno con la finezza e l’eleganza che ne deriva. Il sole del mattino con i suoi rischi (l ‘umidità notturna non ancora evaporata aumenta potenzialmente l’oidio ) e i suoi vantaggi. La degustazione ha un relatore d’eccezione Armando Castagno,affiancato dal produttore. Si parla di tutto,saltando tra gli argomenti,su un filo che sembra fragile ed invece è fortissimo. Diciotto anni in dieci bottiglie.

Si inizia con il giovanissimo Chianti Classico 2013 figlio dell’annata calda ma equilibrata.Ne identifico la personalità con la sferzante freschezza. Bella acidità. Troppo presto per goderne. Valutazione del potenziale in attesa di conferma.

Il Chianti Classico  2010 apre con un fiore viola superbo. È  intenso.Bella freschezza . Viole e petali di rosa come un bellissimo Barolo…ma no, come un se stesso ricco di promesse confermate nel sorso vivace e goloso.

 

La Riserva del 2009 è una Magnum porta a tutti i sensi frutta matura e succosa .

Ma ho già passato il naso sul 2007 e pochi secondi bastano a portarmi via. Energica fascinazione ,sono distratta Sconcertante come davvero basti un piccolissimo sorso per regalare tantissimi impulsi. Con gli altri non era successo. Questo vino è davvero una pagina per la mia penna ! I quattro descrittori o le mille sfumature non contano più. Ho un vino pullulante. Fatto con un ‘abbagliante sapienza o con prepotente fortuna ?  Piacere e coerenza. Commetto il più vecchio dei peccati e lo bevo quasi tutto. Anche questa bottiglia è una Magnum.

La Riserva del 2006 è bella e generosa  ma purtroppo è prerogativa dei grandissimi vini far comparare i successivi e tutto è  meno complesso. Un bel sorso pronto e nerboruto.

Il Chianti Classico 2005 tira in ballo l’annata tra le più difficili. Anno in cui molti hanno con coerenza, scelto di declassare. Ricordiamo le piogge,il caldo e il bivaccare della botrite. Roberto ripercorre le tappe che ci regalano questo scorbutico vino che ancora si deve fare. Selvatico, ma addomesticabile. La scelta di aspettare due settimane di sole e raccogliere  a metà ottobre è stata provvidenziale. Armando Castagno lo definisce flautato. Io intanto penso che oggi il destino ha avuto cura di farmi incontrare vini che non stanno nel mezzo. Mi gusto il suo frutto,che lascia intravedere dolce senza darcene il contatto.

Chianti Classico 1999,annata con una longevità ancora abbondante nonostante sia già pronto. Naso e sorso molto complessi. Raccontando passano i minuti e si raggiungono le note di Rosolio. Uve raccolte tardivamente in zone comunque fresche, macerazioni sempre lunghe.

1998 Chianti Classico dell’ annata indefinibile . Senza tratti identificativi. Tutto ci poteva stare e c’è stato. Io mi allungo su un vino senza quasi frutta, con note di sandalo e di ginger di cui mi trovo tutto il profumo senza però la nota piccante.

Il 1997 è stato l’anno delle speranze dopo 5 o sei annate pessime. Ma questo Chianti è un po’ cotto.

Il Chianti Classico del 1996 è invece migliore,più pungente, acidità abbondante. Annata molto chiusa e difficile, l’ ultima del nostro racconto liquido.

Roberto Bianchi e i suoi vini hanno dimostrato di essere custodi devoti del gusto del tempo.

Ripasso le sensorialita ‘ e cerco le mie preferenze. Annuso il 2007 che non mi lascia e che da solo ha valso tutto il seminario. Seguono il 2010 e il 2006.  Il 99 più pronto che riassaggio .

Chiudo con l’ ultimo sorso che non posso evitare e ho già tracce di nostalgia.

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Monica Cinquini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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